La Virtù della Penitenza

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LA VIRTU’ DELLA PENITENZA

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Gesù ci dice: «Se non fate penitenza, voi perirete tutti nello stesso modo» (Le. 13,3). Per ottenere dunque la salvezza dobbiamo mettere in pratica il suo insegnamento.
L’anima quando ode la chiamata del Signore e, spinta dalla sua grazia, decide di rispondere e di convertirsi, sente spontaneo il bisogno di espiare i propri peccati, di purificarsi: vede chiara la necessità di penitenza, capisce che questa è la strada maestra per arrivare a Dio.

1) La penitenza è quella virtù morale per cui la volontà si distacca interiormente dal peccato e si dispone a riparare, come un dovere di giustizia, l’offesa fatta a Dio.
La penitenza può essere intesa come sacramento e come virtù. Il sacramento e la virtù della penitenza sono intimamente connessi: il sacramento non può esistere senza la virtù, e gli atti della virtù della penitenza non possono da soli condurre alla giustificazione il battezzato, che ha peccato gravemente, se non sono congiunti, almeno con il desiderio, al sacramento.
Far penitenza prima di tutto significa convertirsi, e cioè, pentirsi dei propri peccati e ripararli con le opere penitenza, Pentirsi dei propri peccati significa:
a)Sentire il dispiacere di averli commessi, perché sono offesa di Dio.
b) Avere il proposito, cioè la ferma volontà di non commetterli più per l’avvenire,
c) Avere la volontà di espiarli con le opere della peni tenza, specialmente con quelle prescritte, fra le quali la piu importante è la confessione sacramentale.

2) Le principali opere della penitenza, che espiano peccati, sono le seguenti:
a) La confessione sacramentale.
b) La penitenza imposta dal sacerdote confessore.
c) L’astinenza e il digiuno, specialmente quelli imposti dalla Chiesa.
d) L’elemosina data ai poveri o alla Chiesa.
e) Le opere di misericordia corporale e spirituale.
f) Sopportare pazientemente le tribolazioni fisiche o morali volute o permesse da Dio e compiere ogni giorno la sua santissima volontà.
g) Adempiere con diligenza i doveri del proprio stato.
h) La devota e fervente preghiera in tutte le sue forme.
i) Le mortificazioni e i sacrifici scelti liberamente le ispirazioni di Dio.
l) Infine, opera molto salutare è il «piangere» spesso i propri peccati di tutta la vita, esprimendo al Signore, per es., questi sentimenti: «Dal primo istante in cui ho incominciato a peccare fino a questo momento cancella, o Signore, tutte le mie colpe, come le vedi Tu; vorrei non averle commesse».
È molto importante il fare questo specialmente quando ci si accosta alla S. Confessione.

3) Si deve insistere molto sull’importanza del Sacramento della Penitenza, grande mezzo di santificazione; ne si consiglia, pertanto, la frequenza: ordinariamente una volta al mese, a meno che la necessità (una colpa grave, forti tentazioni, momenti di tiepidezza, ecc.) o una maggiore sensibilità spirituale non lo richiedano più spesso (due o tre volte al mese o più secondo il bisogno).
Quello che più importa però è il modo con cui ci si accosta alla confessione; si deve evitare l’abitudine e curare una debita preparazione soprattutto interiore. Ogni volta sia sempre una vera conversione.

4) Benefici sono gli effetti della virtù della penitenza.
a) Disponendoci al sacramento della confessione, si ottiene da Dio il perdono dei nostri peccati, mortali e veniali.
b) Espia le pene dovute per i peccati commessi e prepara l’anima per il premio eterno.
c) Ci fa evitare l’inferno per i peccati mortali, e il purgatorio per quelli veniali o mortali già perdonati.
d) Purifica la nostra anima e, facendoci acquistare meriti, ci ottiene un aumento di gloria: aumenta cioè la nostra statura spirituale per cui, per tutta l’eternità, la nostra anima sarà più santa, più grande, più bella e più felice. Porta nell’anima grande pace e tranquillità nella coscienza e grande consolazione spirituale, che ci spingono ad amare di più N.S. Gesù Cristo.
Facciamo penitenza! Facciamo penitenza! ma stiamo attenti che questa sia fatta con sapienza e cioè in grazia di Dio e per amore di N.S. Gesù Cristo.
Non occorre che andiamo in cerca di nuove penitenze personali e private; se lo Spirito Santo ce lo suggerisce, facciamo anche quelle, ma sono sufficienti le penitenze che ci offre la Divina Provvidenza. Prima di tutto accettiamo con fede, pazienza e amore quella penitenza necessaria per osservare i dieci comandamenti e per sopportare noi stessi e il prossimo con il quale dobbiamo vivere.
Non abbiamo paura di esagerare nella penitenza; certo anche in questa è necessario sempre l’equilibrio, ma ricordiamo che essa è un fuoco prezioso che purifica la nostra anima e la rende più bella e più santa per il grande incontro con Dio.
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