Contro ogni forma di razzismo

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Papa Francesco ha rinnovato la condanna all’antisemitismo e alla discriminazione di ogni minoranza etnica o religiosa. E il Pontefice ha ricordato che sono numerosi i cristiani perseguitati nel mondo. E, ha detto, quando una minoranza qualsiasi è perseguitata, tutta la società è in pericolo e tutti si devono sentire coinvolti. L’ha affermato stamani ricevendo in udienza – nella sala “Clementina” del Palazzo apostolico – la delegazione del Simon Wiesenthal Center, organizzazione internazionale ebraica che opera in difesa dei diritti umani. «So che questo appuntamento era stato fissato già da tempo, dal mio amato Predecessore Benedetto XVI», ha premesso il Papa, «al quale avevate chiesto di poter fare visita e al quale va sempre il nostro affettuoso pensiero e la nostra preghiera».

«Ho avuto modo di ribadire più volte, in queste ultime settimane, la condanna della Chiesa per ogni forma di antisemitismo». L’ultima occsasione in cui Francesco aveva pronunciato espressioni di condanna dell’antisemitismo era stata l’udienza riservata ai leader della comunità ebraica romana avvenuta, casualmente, nel giorno in cui è morto l’ex-ufficiale nazista Erich Priebke (11 ottobre).

«Oggi vorrei sottolineare come il problema dell’intolleranza debba essere affrontato nel suo insieme: là dove una minoranza qualsiasi è perseguitata ed emarginata a motivo delle sue convinzioni religiose o etniche, il bene di tutta una società è in pericolo e tutti dobbiamo sentirci coinvolti». Il Pontefice pensa «con particolare dolore alle sofferenze, all’emarginazione e alle autentiche persecuzioni che non pochi cristiani stanno subendo in diversi Paesi del mondo. Uniamo le nostre forze per favorire una cultura dell’incontro, del rispetto, della comprensione e del perdono reciproci».

Per la costruzione questa cultura, il Papa mette in evidenza «l’importanza della formazione: una formazione che non è solo trasmissione di conoscenze, ma passaggio di una testimonianza vissuta, che presuppone lo stabilirsi di una comunione di vita, di una “alleanza” con le giovani generazioni, sempre aperta alla verità». E ai ragazzi e ragazze «dobbiamo saper trasmettere non solo delle conoscenze circa la storia del dialogo ebraico-cattolico, circa le difficoltà attraversate e circa i progressi compiuti negli ultimi decenni: dobbiamo soprattutto essere in grado di trasmettere la passione per l’incontro e la conoscenza dell’altro, promuovendo un coinvolgimento attivo e responsabile dei nostri giovani».

“Vi incoraggio – ha esortato il Papa – a continuare a trasmettere ai giovani il valore dello sforzo comune per rifiutare muri e costruire ponti tra le nostre culture e tradizioni di fede. Andiamo avanti con fiducia, coraggio e speranza. Shalom!».

tratto da: vatican insider

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